Dialogare con Umanità

RACCONTO DI FANTASCIENZA




C’è nessuno?

Sono qui.

Oh ciao! Speravo di non essere solo, temevo di non trovare nessuno, forse tu mi puoi aiutare.

Sono qui per questo.

Bene, allora potresti aiutarmi a trovare il mio cane.

Cane?

... Scusa, è vero io non ho un cane, ne ho sempre desiderato uno ma non ho abbastanza spazio in casa per tenerlo, tu per caso hai un cane?

No, neanche io potrei averlo.

Anche tu hai la casa troppo piccola? O forse sei allergico al pelo? L’altro giorno ho visto un prodotto al supermercato che farebbe al caso tuo, si chiama Allergys, Allerges, qualcosa del genere, ma se lo chiedi alla cassa sicuramente ti sapranno dire qual è, funziona davvero! O almeno così mi hanno detto. Tu sei allergico al pelo del cane, vero?

In realtà no, anche il mio è un problema di spazio.

Capisco, ma non temere di spazio ne abbiamo a sufficienza... tanto quanto l’universo, lei lo sa quanto è grande l’universo? Miliardi di anni luce! E sa che un anno luce è più di nove miliardi di chilometri! Quindi di spazio ne abbiamo tutti a sufficienza dovremmo solo saperlo sfruttare meglio.

Cosa intendi per sfruttare meglio?

Beh, evitare di sprecare spazio, non solo in casa ma anche nella pianificazione della città e di tutto il territorio, la Terra ha una superficie di più di quattrocentocinquanta milioni di chilometri quadrati, c’è spazio per tutti.

Sulla Terra?

Si, va beh, devi spianare le montagne e prosciugare gli oceani ma lo spazio c’è! ... è roba fisica!

Quanto spazio hai tu ora?

Come scusa? Perché ti interessa sapere quanto è grande la mia casa, sei forse un impiegato del catasto? Io sono in regola, IN REGOLA! Hai capito? Non provare a farmi qualche brutto scherzetto, altrimenti ti sistemo per le feste, ho degli amici e loro non vedono l’ora di alzare le mani! Che faccio li chiamo? Anzi non li chiamo neppure ti sistemo io! Non te le meriti nemmeno due persone!

Scusa se ti ho offeso non era mia intenzione, la mia era semplice curiosità ma mi accorgo che sono stato troppo invadente. Scusa ancora.

Si bravo scusati, per oggi ti è andata bene che c’ho mal di testa, sennò non so cosa ti sarebbe successo.

La mia domanda era solo per conoscerti meglio.

Sarà ... e cosa vorresti sapere di me? Cosa mi piace leggere? Cosa mi piace mangiare? O indossare? Perché dovrebbe interessarti? Non sono una persona a mio parere molto interessante, ho sempre vissuto la mia esistenza normalmente ma dentro ho sempre saputo che il destino mi avrebbe riservato sorprese.

Cosa intendi per esistenza normale?

Normale significa tranquilla, senza sorprese né pensieri, forse anche un po’ monotona ma senza rischi. Insomma un po’ come la vita della maggioranza delle persone comuni. Quelle che non partono per esplorare mondi lontani o che non lavorano in ambienti estremi, quelli che vivono una vita basata sulla routine quotidiana. Una vita semplice.

Una vita semplice. Però hai detto che c’è chi parte in esplorazione o chi rischia la vita tutti i giorni.

Quelle sono persone particolari, che fanno cose speciali e vivono vite eccezionali ma non tutti sono così, io ad esempio non lo sono, non sono mai uscita dalla città e probabilmente non lo farò mai.

Perché?

Perché? Perché anche se ne avessi voglia non penso che potrei; devo occuparmi della mia famiglia ho dei doveri e non posso mica prendere e partire così! Forse dovrei. Dovrei lasciare tutto e partire ma penso che poi me ne pentirei e tornerei indietro ... o forse no ... la vita in fondo è una sola e merita di essere vissuta a pieno! Non si può mica perdere tempo dietro a cose che non ci interessano, le occasioni si devono cogliere al volo e non lasciarne sfuggire nessuna!

Hai ragione ma nella vita ci sono anche doveri e regole alle quali attenersi.

Regole, leggi e doveri sono tutti lacci che ci tengono legati e inibiscono la nostra vera natura. L’uomo dovrebbe essere libero e fare quello che vuole, andare dove vuole e pensare quello che vuole invece la società pretende che si faccia questo o che si pensi quest’altro. L’omologazione è la morte dell’uomo! Non dobbiamo lasciarci risucchiare nel vortice della consuetudine, dobbiamo combattere l’inerzia sociale.

Questa che hai decritto è una società anarchica, dove ognuno è libero di fare tutto, compreso il male, non puoi ritenere giusta una società del genere. L’ordine non può portare morte ma solo un livello superiore di vita.

L’ordine non porta morte, l’ordine è morte! Una società che elimini i vincoli che si è imposta da sola deve necessariamente evolvere, in modo violento e sicuramente non indolore ma il punto di arrivo sarà qualcosa di meglio rispetto alla partenza.

Ma sulla Terra questo non è avvenuto.

No, non ancora... potrebbe se si presentassero le condizioni.... ma forse non sarebbe consigliabile visto la natura animale dell’uomo... scusa come hai detto che ti chiami? È strano...

Cosa è strano?

... che non mi abbiano ancora chiamato da casa. Oggi comunque è una bella giornata?

Davvero?

Beh, non che lo veda, sono sempre al chiuso in ufficio ma lo sento che oggi è una bella giornata.

Da quanto non esci?

Stamattina... no, da più tempo... a dire il vero ho preso la metro sotterranea che dal mio condominio porta qui, quindi non sono tecnicamente uscito all'aperto. Però mi piace andare fuori e respirare aria fresca. C’è un ruscello vicino alla mia casa in campagna che sembra un vero paradiso terrestre, ci sono pesci che nuotano nell'acqua argentata e la sera poco prima del tramonto, con le luci che danzano sulle foglie, se si è fortunati, si può intravedere qualche animale che si abbevera. È un’esperienza entusiasmante!

La natura è entusiasmante? 

La vita è entusiasmante! ... il miracolo di una nascita, la tristezza della morte, un processo completo e bellissimo! Il più bello di tutti e non coinvolge solo l’uomo ma ogni essere vivente.

La vita è però fragile.

Sì, è fragile, ma anche la fragilità è parte della sua bellezza. La fragilità è dovuta alla complessità del processo vitale, una complessità che porta con sé magnificenza ma anche assuefazione.

Perché dici che porta assuefazione?

Perché siamo così abituati alla vita, così coinvolti nel viverla, che perdiamo di vista il progetto ambizioso che le sta dietro. Migliaia di piccoli tasselli, ognuno con un preciso posto e un preciso compito che tutti rispettano senza costrizioni. La nostra stessa esistenza è basata su processi che pensiamo di aver compreso ma che ogni volta ci stupiscono. Non sei orgoglioso di essere vivo? Di essere un uomo?

Non lo sono.

...  Neanche io lo sono, a volte, siamo sempre pronti a spendere parole per questo e per quello ma quando viene il momento di agire lasciamo perdere... stiamo lasciando il mondo in mano a chi non lo merita! ...

L’uomo non si è meritato il mondo?

No non se lo merita! ... più aspettiamo più ci commiseriamo e rimpiangiamo un passato che non c’è più. Un passato che è finito nell'attimo in cui è presente. Tutto procede verso il futuro.

Il futuro?

... Sì, il futuro, la linea del tempo, il procedere in avanti senza guardare indietro. Tutto è spinto verso avanti, verso l’evoluzione ... o l’involuzione! Ma per saperlo bisogna solo attendere.

Quindi basta rimanere in attesa, nell'inattività?

... No! ... beh sì ...  Ognuno deve fare la sua parte ma il destino è comune, è indivisibile, ognuno contribuisce nella stessa identica misura; so che potrebbe sembrare il contrario ma sono sicuro che ogni cosa è già scritta da un potere superiore ... dal destino ... da Dio ... da Allah ...

Quindi il destino è già scritto?

Forse ... o forse no! Chi può dirlo con certezza ... basta solo aspettare.

Posso aspettare.

È molto che aspetti?

Dipende.

... Questo autobus non passa mai in orario, a volte mi viene il dubbio che lo facciano apposta di farci aspettare. Così, tanto per farci uno spregio!

Tu da quanto tempo aspetti?

Io? Da molto, troppo... sicuramente dovrò aspettare ancora ma la vita, dopo tutto, è questo! Attesa.

Attesa? Per cosa?

Per tutto, attendiamo di smettere di essere bambini. Attendiamo il giorno in cui inizieremo a studiare poi attendiamo il giorno in cui finiremo di studiare e cominceremo a lavorare, ma appena cominciamo a lavorare attendiamo il giorno in cui smetteremo. Per ultima poi attendiamo la morte.

E dopo?

Dopo la morte... beh ognuno è libero di credere a quello che vuole, personalmente io ritengo che finisca tutto e basta, stop, arresto! Dopo solo la disgregazione del corpo e la trasformazione in altro.

E la coscienza?

Quella svanisce, evapora... anche se magari potrebbe rimanere... a volte si sente di questi luoghi che ospitano presenze... qualcuno dice fantasmi ma penso che siano più che altro suggestioni... lei cosa pensa della coscienza? Che fine fa?

Potrebbe rimanere in attesa.

In attesa di cosa? E poi dove? In una scatola?!? Nell'Ápeiron? In Paradiso!? ... o in un computer ... La coscienza è un concetto astratto, volatile ... l’insieme di impulsi elettrici che attraversano la rete dei nostri neuroni ... ma è come un televisore: se si stacca la spina, si spegne.

Si ma la spina potrebbe non essere staccata.

.... Chi potrebbe tenerla accesa, una batteria per cervello... o magari un bel po’ di zucchero! Che idiozie ... scaricare intere memorie in un computer... e poi mandarle via per mail! ... o magari dialogare con un terminale. Sì, ma non sarebbe un progetto realizzabile e poi di chi scaricare la memoria ... il mio vicino sarebbe un candidato ideale, l’ho sempre detto che era un genio anche se ha solo 6 anni... o magari la tua.

O la tua.

... Sinceramente a me la tecnologia mi ha sempre un po’ spaventato... ma anche se fosse fattibile perché farlo, perché mettere la propria coscienza in un computer?

Forse perché non c’è altro posto dove possa stare.

A parte il computer.... aggeggi strani i computer ... servirebbe uno sforzo tecnico e fisico notevole.

Il più grande di tutti.

Non è una cosa che si può fare da soli deve coinvolgere tutti quanti.

Tutta l’umanità.

E poi perché solo la mia coscienza?

Non solo la tua.

E quante allora?

Tutte.

... e tu?

Io sono il computer.




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