5020 ASIMOV

RACCONTO DI FANTASCIENZA CLASSICA
Tributo ad Isaac Asimov




«Mike! Mike mi senti?»
La voce che attraversava lo spazio vuoto sulle onde del trasmettitore non era preoccupata ma il suo tono era leggermente più alto del normale, dall'altra parte arrivava solo un respiro regolare.
«Michael rispondi!»
«Cosa vuoi?»
La domanda che arrivò attraverso il sistema di comunicazione era tesa come quella di chi sta affrontando un compito troppo impegnativo per distrarsi.
«Come procede il controllo?»
«Andrebbe meglio se tu mi lasciassi in pace, Gregory»
«Ok, ma dimmi almeno a che punto sei!»
«Senti Greg, anche se adesso sei Primo Collaudatore dell’azienda ed io sono solo il Secondo non penserai di potermi dare gli ordini come ad una robot qualunque»
«Ancora con questa storia! Lo sai che sono il Primo Collaudatore solo perché la G viene prima della M...»
La difesa di Gregory fu interrotta da una serie di improperi lanciati attraverso lo spazio.
«Quella sottospecie di macinino ha sbagliato di nuovo! Stavolta c’è l’asteroide ma non è quello giusto! Sto rientrando, preparati ad aprire la camera stagna»

Poco dopo Gregory Powell e Michael Donovan, i due migliori collaudatori in forza alla US Robots and Mechanical Men Corporation, si trovavano faccia a faccia con R-0B o come lo avevano ribattezzato da subito Rob.
Il robot aveva pressappoco le dimensioni di un umano di media statura, ed il suo corpo di acciaio e plastica luccicava debolmente alla luce delle lampade nella sala riunioni dell’astronave su cui tutti e tre si trovavano.
Il primo a prendere la parola fu Powell: «Rob hai sbagliato ancora, questa volta abbiamo raggiunto un asteroide ma non è quello che ti avevamo indicato»
Gli occhi rossi del automa non esprimevano nessuna emozione mentre il cervello positronico elaborava la situazione per un tempo praticamente impercettibile prima di rispondere.
«Mi dispiace signor Powell ma i calcoli sono giusti»
Gregory noto un impercettibile fremito nel suo collega e temendo azioni avventate di Donovan gli pose una mano sul braccio per calmarlo, continuò poi il suo colloquio con Rob.
«Tu pensi che siano giusti ma abbiamo controllato e il risultato è certamente sbagliato, Donovan è sceso sull'asteroide e ha verificato: non siamo dove dovremmo essere»
«Dubiti forse che la mia analisi sia sbagliata?» aggiunse Michael.
La testa del robot si abbassò leggermente poi, con quella che in un’umano poteva essere interpretata come amarezza, rispose: «Signor Donovan, non dubito della vostra verifica. Essa è stata eseguita secondo le corrette procedure ed effettivamente il risultato che io vi ho fornito è sbagliato»
La faccia di Donovan assunse un colorito rossastro, sintomo di una sfuriata in arrivo, stava per attaccare verbalmente l’automa quando Powell gli fece cenno di aspettare.
Non potendo sfogare la sua ira Michael uscì dalla sala riunioni lanciando insulti ora all’azienda ora al loro incarico e lasciando solo il suo collega. Gregory si lisciò i baffi e cominciò a discutere con il robot positronico per capire quale fosse il problema.

Quando, due ore dopo, Gregory raggiunse Michael in sala comandi lo trovò intento a osservare fuori dall'oblò la superficie dell’enorme sasso illuminata da un sole freddo e lontano, non sembrava essersi minimamente calmato.
Non potè fare a meno di notare i segni bianchi tra i capelli rossi.
«Ho parlato con lui fino ad ora ma la situazione è uguale a prima. Continua a affermare che i suoi calcoli sono giusti ma che il risultato è sbagliato e non sa perché»
«Forse è proprio sbagliato lui!» gridò Michael non trattenedo più la sua ira.
«Dando di smanie non si risolve nulla, Mike»
La frase preferita di Powell agì come un calmante sulla psiche di Donovan che disse: «Senti Greg, io non so più cosa fare»
«Proviamo a fare il punto della situazione?»
«Ok, cosa sappiamo?»
«Rob è un robot progettato per la navigazione automatizzata. E’ anche il primo robot positronico della US Robots ad apprendimento autonomo. Ciò significa che non gli è stata fornita alcuna conoscenza pregressa, ha imparato tutta la teoria della navigazione spaziale da solo quando era ancora in fabbrica. In questo modo le sue capacità di acquisizione sono state aumentate rendendolo un pilota migliore ed in grado di affrontare anche situazioni impreviste»
«Il test che dobbiamo effettuare è di una banalità sconvolgente» continuò Donovan, «noi gli forniamo il nome di un asteroide della fascia trans-marziana e lui deve portarci lì in tutta autonomia calcolando la rotta senza usare il computer di bordo che, tra parentesi, è stato fisicamente tolto dall'astronave per non interferire nel collaudo»
«Per un qualche motivo a noi ignoto ogni volta che gli abbiamo fornito l’identificazione di un asteroide lui ha effettuato i calcoli ma siamo arrivati nel punto sbagliato il più delle volte non trovando nulla, questa situazione va avanti da parecchi giorni»
«Anche lui si rende conto che arriviamo in un punto sbagliato ma non si capacità del perché» riprese Powell.
«E noi come al solito siamo qui da soli a risolvere il problema» concluse Donovan.
I due rimasero in piedi davanti all'oblò principale per diversi minuti riflettendo in silenzio sul dilemma finché Michael si accasciò su uno dei sedili di comando sospirando.
«La verità è solo una: siamo troppo vecchi per continuare questo lavoro, sono anni che affrontiamo questi grattacapi e forse i pezzi grossi dell’azienda si sono convinti che possiamo risolvere tutto. Verrà il momento in cui non ce la faremo più e forse è arrivato proprio ora»
«Mi vuoi dire che, se anche fosse il momento di andare in pensione, tu accetteresti di lasciare la scena con un fallimento?»
«No ma, ora come ora, non vedo via di uscita e tu?»
«Neanche io ma voglio ancora pensare che la troveremo»
Detto questo i due collaudatori decisero che un buon pasto ed una bella dormita avrebbero sicuramente schiarito loro le idee.

Gregory e Michael stavano osservando R-0B impegnato nel suo lavoro di calcolo della rotta; appena alzati avevano deciso di dargli un’ultima possibilità e Gregory aveva scelto a caso un nome dal catalogo degli asteroidi.
Se questa volta non fossero arrivati nel punto giusto avrebbero comunicato il fallimento del collaudo via radio e si sarebbero fatti venire a prendere.
Il robot navigatore era intento a svolgere i complicati calcoli di rotta per raggiungere la loro destinazione: calcoli che solitamente richiedevano un computer di bordo molto potente e decisamente costoso. L’azienda infatti pensava con questa nuova classe di robot di rimpiazzare piloti e computer in un colpo solo, inoltre l’apprendimento automatico permetteva di utilizzare il robot in ogni ambiente e su ogni tipo di astronave, per questo era stato necessario potenziare il cervello positronico ed al tempo stesso eliminare le interferenze umane nell'istruzione.
Quando Powell e Donovan erano partiti con il prototipo le unità già preordinate erano diverse centinaia per una cifra totale di milioni di dollari, oltre al danno pecuniario e di immagine per l’azienda se il collaudo non fosse andato a buon fine i due avrebbero probabilmente rovinato la loro reputazione costruita in tanti anni di duro lavoro.
Una volta che la rotta fu calcolata Rob si alzò dal tavolo dove aveva trascritto il suo lavoro su dei fogli e Donovan, che possedeva il brevetto da pilota, cominciò ad esaminare la rotta. Sicuramente non poteva svolgere i calcoli senza un computer ma poteva almeno accorgersi se c’erano errori grossolani per questo aveva chiesto al robot di trascrivere su carta quello che solitamente avrebbe immagazzinato nel suo cervello.
Dopo qualche minuto disse: «Rob devo parlare con Gregory in privato. Puoi aspettarci in sala comandi, siediti pure sulla poltrona a destra» 
Quando la porta si fu richiusa Powell chiese: «Hai trovato qualche errore?»
«No Greg, mi sto solo chiedendo se ha veramente senso tentare un’altra volta, secondo me è il cervello positronico che non gli funziona; dovremmo smantellarlo e riportarlo alla fabbrica per farlo controllare ma forse faremmo prima a buttarlo fuori e chiamare casa preparandoci ad affrontare l’amarezza del fallimento» insisté Donovan.
«Un giorno mi spiegherai perché non riesci mai a pensare positivo, abbiamo detto che gli davamo un’altra possibilità ed ora dobbiamo dargliela. Hai anche voluto aggiungere all'ordine che se avesse fallito ancora sarebbe stato smantellato così da aumentare il potenziale della terza Legge quindi ora devi aspettare che ci dia il risultato»
«Va bene ma per me è semplicemente stupido...»
Uscendo si diressero verso la sala comandi mentre Donovan continuava a lanciare commenti acidi e minacce di licenziamenti che per la loro età risultavano fuori luogo, Powell però sembrava non ascoltarlo e rimaneva concentrato, probabilmente analizzando tutti i tasselli di un puzzle forse troppo difficile.
Arrivati trovarono Rob ad attenderli in piedi e quando due si furono accomodati si sedette al posto del pilota.
«Rob questa è la tua ultima possibilità» disse minacciosamente Donovan dalla sua poltrona.
«Lo so signor Donovan, i calcoli sono esatti, ne sono certo»
«Lo spero per te»
Il viaggio non durò a lungo e dopo qualche ora erano già in vista della meta, subito però i due uomini si resero conto che non erano arrivati sull'asteroide richiesto.
La palla di roccia che avevano davanti era troppo piccola e non rispettava minimamente le caratteristiche registrate nel catalogo, dovendo però controllare l’entità dell’errore, Donovan, con rassegnazione, si diresse verso la camera stagna per indossare la tuta e scendere sull'asteroide.
Dieci minuti dopo l’astronave era in orbita stazionaria rispetto all'asteroide e Michael era sulla superficie intento a montare gli strumenti di puntamento per stabilire la loro posizione.
Powell era alla radio in attesa dei risultati intento a martoriare i suoi baffi mentre guardava Rob che a sua volta guardava fuori, forse anche lui in attesa di conoscere il suo destino.
Una volta finite le procedure di calcolo Donovan portò una mano alla testa per toccare come al solito i suoi capelli ma si scontro con l’ingombrante presenza del casco.
«Ho registrato i dati, sto rientrando» disse cominciando a smontare l’attrezzatura, aggiunse «forse se gli prendiamo la mano e lo guidiamo noi riusciremo ad arrivare a destinazione almeno una volta!»
Quando fu rientrato a bordo Michael stava per chiedere a Gregory se avesse già inviato il segnale per il recupero ma notò che il suo collega era immerso nei suoi pensieri e lo lasciò fare andando a prendere qualcosa da mangiare. Al ritorno trovò Powell in sala riunioni con in mano il catalogo degli asteroidi e Rob in attesa al tavolo.
«Scusa ma non avevamo detto che gli davamo un’ultima possibilità?»
«Ho un’idea e voglio fare un’ultima prova»
«Pensi di mettermi al corrente o non vuoi sciuparmi la sorpresa?» chiese Michael.
Gregory però non rispose e diede una nuova destinazione a Rob che cominciò a calcolare.
Al termine del lavoro come aveva già fatto in precedenza il robot trascrisse la rotta e si avviò verso la sala comandi, Powell si sedette al tavolo e apportò delle modifiche al risultato poi passò i fogli a Donovan.
«Mike, proviamo ancora una volta»
«Si certo ma ancora non capisco dove vuoi arrivare, cosa hai cambiato nel risultato che aveva trovato Rob?»
«Se ho ragione ti spiegherò tutto»

Dopo altre ore di viaggio arrivarono al nuovo asteroide, a prima vista le caratteristiche erano giuste, Powell questa volta sembrava totalmente certo della destinazione.
«Mike, vuoi per favore scendere a controllare se siamo veramente sull'asteroide 5020 Asimov?» «Greg sai benissimo che non scenderò su questo A-come-diavolo-si-chiama sasso finché non mi avrai spiegato tutta la faccenda» pronunciando queste parole Donovan guardava Powell con aria di sfida.
Il collaudatore capì che era il momento di mettere l’amico al corrente della sua idea, dopo tutto dalla sua esattezza dipendeva il loro futuro.
Anche il robot sembrava in attesa di conoscere ciò che aveva scoperto.
«Rob è un robot ad apprendimento autonomo quindi nessun umano gli ha fornito conoscenze prefissate, dopo l’attivazione gli hanno fornito i migliori manuali di volo spaziale e lui ha imparato tutto da se. Per un effettivo ampliamento delle capacità di apprendimento nessun tecnico gli ha insegnato niente e lui ora è in grado di imparare dall'esperienza come un umano, giusto?»
Donovan annui in segno di consenso
«Quando eravamo in sala riunioni prima dell’ultimo tentativo e tu stavi controllando la rotta hai chiesto a Rob di aspettarci in sala comandi, ti ricordi cosa gli hai detto di preciso?»
«No, precisamente no, penso di avergli detto semplicemente di aspettarci li» la mano di Donovan martoriava i suoi capelli.
«In realtà gli hai detto che poteva sedersi sulla poltrona a destra e ti ricordi dove lo abbiamo trovato quando abbiamo aperto la porta?»
«Sulla poltrona a destra?»
«No Mike, Rob era in piedi nel centro della stanza»
«E con ciò cosa vorresti dire, che ha violato la seconda Legge della Robotica non eseguendo un mio ordine? Il mio era più che altro un consiglio»
«No, no le Leggi questa volta non sono la soluzione del nostro problema. Quando eri sulla superficie dell’ultimo asteroide, prima di rientrare, hai detto che se avessimo preso Rob per mano e lo avessimo guidato forse saremmo arrivati a destinazione, allora ho pensato che nessuno ha guidato Rob nel suo apprendimento. Non hai ancora capito dove sta il problema?»
«Sinceramente Greg non l’ho capito, cosa hai fatto alla rotta? Perché sembri certo che questa volta siamo arrivati a destinazione»
«Ho preso la rotta e l’ho semplicemente invertita come in uno specchio»
«Perché mai l’hai invertita?»
«Ora te lo mostrerò» disse Powell toccandosi con soddisfazione i baffi, poi rivolgendosi al robot disse: «Rob, per favore, alza il braccio destro»
All'inizio Donovan guardò Powell con aria interrogativa poi osservando Rob a stento credette a quello che vedeva: il robot aveva alzato un braccio, il sinistro.
Quando si riprese dalla scompenso riusci a mormorare solo qualche parola.
«Mi vuoi dire che...»

«Rob non sa qual’è la destra»

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